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Storia Grosseto

Storia Grosseto

Storia della città di Grosseto: dagli etruschi al plebiscito del 1860...

I reperti archeologici recuperati nella zona nord est, ci testimoniano che le prime tracce di un piccolo abitato nella città di Grosseto, risalgono fin all'epoca degli etruschi.
Il nome della città però lo troviamo per la prima volta in una pergamena dell'803 d.C. dove appare la testimonianza scritta di un insediamento "in loco Grossito", il quale, nel 973 risulta già essere un feudo degli Aldobrandeschi.
Iniziò così il "dominio" di questa potente famiglia lucchese che trasformò Grosseto da castello a corte e successivamente, nell'aprile del 1138, in civitas, in concomitanza con il trasferimento della sede vescovile dall'antica città etrusco - romana di Roselle a Grosseto.
Nel 1151, mentre cominciavano a profilarsi le prime idee di Comune, Siena cominciò a porre le basi per l'espansione in questa parte della maremma e vennero così stipulati i primi patti di fedeltà. Nel 1224 tuttavia, la città tentò una prima ribellione all'egemonia senese, ma i 3200 valorosi soldati, pur opponendo una resistenza accanita, dovettero cedere al numericamente superiore esercito avversario. Per oltre un secolo, mentre in tutta Italia divampavano le lotte tra i sostenitori del papa (Guelfi) e quelli dell'imperatore (Ghibellini), i grossetani continuarono a sollevare agitazioni ad ogni occasione propizia, senza però riuscire mai a scuotersi dal giogo senese.

Dal 17 al 20 settembre del 1328, la città di Grosseto seppe resistere all’assedio dell’imperatore tedesco Ludovico il Bavaro, che al rientro da Roma dove era appena stato incoronato imperatore dall’antipapa Niccolo V, aveva deciso (sotto la spinta dei conti di Santa Fiora) di non risparmiare la città che non si era sottomessa. Tuttavia gli arcieri grossetani dettero grande prova di abilità e coraggio, e dopo quattro giorni di assalti si contavano circa quattrocento soldati dell’imperatore rimasti uccisi sotto le mura. Ludovico quindi preferì desistere e lo stemma della città di Grosseto si adornò in questa occasione di una spada che ancora oggi porta alla memoria quel lontano episodio di amor patrio. Una lapida a Porta Vecchia ricorda l’assedio.
Gli anni 1334-1336 furono segnati dalla cacciata di Vanni degli Abati e la conseguente sottomissione a Siena. Il sogno di libertà era così definitivamente tramontato. In seguito a questi eventi, nel 1421, venne emesso lo statuto cittadino; il comune di Grosseto, per inserito come "dominato", manteneva comunque una certa autonomia soprattutto in ambito amministrativo. Il primo periodo della sottomissione senese fu letteralmente drammatico. A Grosseto, come del resto in tutta Europa, imperversava la Peste Nera (1348), in questa zona inoltre l'impaludamento dei terreni, lo spopolamento, la malaria, ed altre epidemie, falcidiarono la popolazione che nel 1369 si era ridotta ad un centinaio di nuclei familiari.
Al progressivo degrado della città si accompagnarono inoltre frequenti incursioni e devastazioni del territorio, tra le quali vanno segnalate quella del 1447 ad opera delle truppe napoletane del re Alfonso d'Aragona e quella del 1455 con la spedizione della compagnia di ventura di Jacopo Piccinino. Il dominio senese tramontò definitivamente nel 1559 quando per l'intervento armato dell'imperatore Carlo V, i territori di Siena vennero incorporati nel Granducato di Toscana sotto Cosimo I de' Medici. Nel 1574 sotto Francesco I, fu iniziata la costruzione della cinta muraria (tuttora ottimamente conservata), terminata poi nel 1593 sotto Ferdinando I. Furono intraprese altre opere di fortificazione e nello stesso tempo la pianura di Grosseto venne interessata da interventi di bonifica. Tuttavia il periodo di ripresa ebbe breve durata, e con l'abbandono delle opere di risanamento e di bonifica, la città rivisse un nuovo grave periodo di decadenza fin quasi a scomparire; all'inizio del 1700 gli abitanti erano ormai poco più di 700.

La dominazione medicea durò fino al 1735, e due anni più tardi con il trattato di Vienna che poneva fine alla guerra di successione polacca, al duca Francesco Stefano fu tolta la Lorena e gli fu assegnato, a titolo di indennizzo, il Granducato di Toscana. In questi secoli intanto la città aveva continuato a reggersi in base agli statuti del 1421 che nel tempo avevano subito modifiche soltanto marginali, fino a quando, nel marzo 1783.
Pietro Leopoldo di Lorena sancì la loro abolizione a favore dell'unificazione legislativa della Toscana.
Con l'avvento dei principi Lorena, in tempi i cui ai primi di maggio una popolazione scarsa e denutrita era costretta ad abbandonare la zone del piano per rifugiarsi sulle colline circostanti, dove la malaria mieteva meno vittime, la città di Grosseto rifiorì.
Pietro Leopoldo staccò la Maremma da Siena e stabilì a Grosseto il capoluogo, furono attuate una serie di concessioni di terre, abolizioni di tasse e rimborsi parziali delle spese. Con questi interventi Pietro Leopoldo si attirò le simpatie di tutta la popolazione maremmana che gli eresse un monumento nella piazza principale della città.
Alla fine del XVIII secolo la storia di Grosseto fu legata alla Rivoluzione francese, al dominio napoleonico ed alla restaurazione che riportò sul trono i Lorena. Infine con il plebiscito del 15 maggio 1860 le sorti della città seguirono quelle dell'unità d'Italia.

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